QUANDO LUI MI DISSE: “NON TI MERITO”.

Qualche giorno fa ho ricevuto la toccante confessione di un amico che frequento da almeno vent’anni, seppur in modo discontinuo. Sento che lui mi vuole bene e so che mi stima assai, perché non si è mai risparmiato nel dirmelo, tuttavia l’ho sempre percepito reticente nel chiamarmi; pensavo che la cosa avesse a che fare con il suo ménage familiare piuttosto intenso. In amicizia mi faccio pochi problemi, per cui se ho voglia di passare del tempo nutriente con qualcuno lo chiamo, non sto certo a contare quante volte sono io a chiamare e quante volte è l’altro a farlo. Faccio un passo indietro soltanto se percepisco una direzione a senso unico, come se per l’altro quasi non esistessi. Dunque gli telefonai, proponendogli di prendere un aperitivo in centro a Ravenna il pomeriggio stesso. Lui accettò con entusiasmo senza esitare. Quel giorno mi sentivo immerso in una bolla d’amore e compassione, e questo mi rese assai empatico e predisposto ad ascoltare; l’incontro fu nutriente, ma ad un certo punto, seduti davanti ad un calice di vino l’amico mi disse: “Vorrei dirti una cosa che in tutti questi anni non ti ho mai detto: io non sento di meritare la tua amicizia, ecco perché ti cerco poco. Tu sei così intelligente, sensibile, conosci un mucchio di cose e hai una marea di amici, io di fronte a te mi sento piccolo…”.

Lo guardai con amore e con dolcezza replicai: “Beh, mi dispiace se non sai vedere la tua bellezza…io invece la vedo ed è proprio questo che mi spinge a cercarti. Vedo la tua delicatezza, il tuo saper prodigarti per il bene degli altri, vedo la tua capacità di ascoltare senza interrompere e di commentare con intelligenza…ma soprattutto sento che emani amore, ed è questa per me la cosa più importante. Quando siamo insieme sento che fra noi c’è amore vivente. Ti sembra poco? Ti sembra così scontato? Inoltre sono certo che potrei contare su di te se avessi davvero bisogno”.

“Su questo stanne certo”, rispose l’amico visibilmente felice dei miei sinceri apprezzamenti. Avevo sempre pensato che lui soffrisse di mancanza di autostima, e le sue parole me ne diedero conferma. Infine uscimmo dall’osteria e cominciammo a passeggiare per le vie del centro storico; erano giorni di saldi e lui si deliziò a guardare fra le vetrine alla ricerca di un paio di pantaloni. Ad un certo punto mi chiese, puntando il dito verso l’angolo di un negozio: “Ti piacciono quelli?”.

E io: “ Sì, sono belli…te li vuoi comprare?”.

“Non ho abbastanza soldi con me”.

“Non c’è problema, posso prestarteli io”.

Restò in silenzio e girò la testa verso il basso, poi tornò a guardarmi in faccia e con espressione imbarazzata disse: “In realtà preferisco che ci sia anche mia moglie, e che piacciano pure a lei”. Ci restai basito ma non dissi nulla, al che lui aggiunse: “Armando caro…lo so, hai ragione, il tuo sguardo ha già detto tutto…ma ormai per questa vita ci rinuncio, è troppo tardi…”.

“Carissimo, sai come la penso, secondo me non è mai troppo tardi per cambiare, comunque la cosa più importante è come tu vivi questa sorta di compromesso con te stesso che poi si riflette nel tuo rapporto con lei…a modo vostro sicuramente vi amate, state insieme da oltre trent’anni, io non ho mai dubitato dell’affetto profondo che vi lega”.

“Non mi pesano più di tanto certi miei irretimenti, è anche leggendo i tuoi libri che ho imparato ad amarmi accettando i miei limiti. A lei non rinuncerei mai, la amo profondamente, e chi se ne importa se a volte mi lascio coinvolgere da certe sue forme di controllo. Anche lei a volte sopporta le mie pesantezze, ti assicuro!”. TRATTO DAL MIO LIBRO SEDURRE L’ESISTENZA..